Luigi Di Maio lo ha detto a chiare lettere: “Questo è un sistema che va cambiato, nel primo decreto di questo governo aboliamo la pubblicità sul gioco d’azzardo”. “Inauguriamo la legislatura ponendo un freno a un fenomeno dilagante eppure fin qui ignorato: uno stop a pubblicità, sponsorizzazioni, liberalizzazioni selvagge, conflitti d’interesse che il Movimento 5 Stelle denuncia da 5 anni in Parlamento e che hanno reso l’Italia una Las Vegas diffusa, dove il settore è il più fiorente in Europa e tra i primi quattro al mondo.

Ecco, in sintesi, perché è importante abolire la pubblicità e vietare ogni forma di sponsorizzazione.

1. L’azzardo distrugge famiglie ed economia sana
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Da circa 15 anni l’offerta di azzardo è in ascesa e ed erode sempre più il reddito delle famiglie, con danni pesanti anche per l’economia sana e produttiva. Il professor Maurizio Fiasco, presidente di Alea, associazione che studia il fenomeno ed esperto della Consulta Anti-Usura della CEI, ha calcolato che l’azzardo allunga i tempi della crisi economica. Uno studio del 2013 (e in questi ultimi 5 anni i dati sono vertiginosamente peggiorati) dimostra che con l’espandersi dell’azzardo si sono persi 115.000 posti di lavoro (90.000 nel commercio e 25.000 nell’indotto industriale), dirottando 20 miliardi di euro dall’economia reale e bruciando 70 milioni di ore di lavoro. In pratica, ogni euro buttato nel “tentar la sorte” è un euro in meno al commercio e all’indotto industriale, con un mancato incasso in Iva sui consumi che si aggira intorno ai 3,5-4 miliardi.

2. L’illusione del tentar la sorte
Una società sana punta su merito, cultura e impegno. L’azzardo invece genera l’ingannevole illusione del “tentar la sorte”. Una illusione, come spiegano le ricerche, che colpisce soprattutto chi è in difficoltà economica. Come spiega il professor Fiasco “la stragrande maggioranza dei premi corrisposti ai giocatori è di minima entità per rinforzare la propensione a puntare ancora”. Chi azzarda ha così la percezione della vittoria possibile e a portata di mano ed è spinto a riprovare. “Le frequenti mini-vincite trasmettono l’illusione di essere vicini al risultato, e la compulsività diviene la norma. Un meccanismo siffatto è l’architettura del gioco d’azzardo industriale di oggi. Niente è affidato al caso, nell’economia dell’alea”.

3. La tutela della salute prima di tutto: quasi un milione di ‘azzardopatici’
Come si è vietata la pubblicità sul tabacco, lo stesso va fatto con l’azzardo. Si stima che in Italia ci siano quasi 1 milioni di persone affette da gioco d’azzardo patologico. A questi si aggiungono i “giocatori a rischio”, che ammontano a 1,7 milioni, mentre in trattamento presso i centri specializzati per le dipendenze ci sono 12mila persone. Oltre alle ricadute economiche legate al denaro perduto e spesso all’impoverimento della famiglia, l’azzardo comporta disagi psicologici e un drastico peggioramento delle relazioni personali, lavorative e familiari. A questo si aggiunge un problema di sicurezza: in molti casi si registra il coinvolgimento in attività criminali, come il ricorso a furti o a usurai per procurarsi il denaro. L’azzardopatia è stata recentemente inserita tra i Lea, Livelli essenziali di assistenza: ciò implica nuovi costi a carico della collettività per curare una patologia legata a un business incentivato dallo Stato.

4. I costi sociali
I costi sociali e i danni all’economia reale sono superiori alle entrate fiscali. Nel 2017 il volume dell’azzardo è salito a 102 miliardi di euro contro i 96 del 2016 e gli 88,2 del 2015. Ma allo Stato arrivano solo le briciole: nel 2017 solo 9 miliardi, sull’online un ottantesimo di quanto azzardato. Utilizzando i parametri di uno studio dell’Università di Neuchatel, si calcola che in Italia i costi sociali ed economici in Italia si aggirerebbero ogni anno intorno ai 5,5-6 miliardi di euro, ai quali vanno sommati i flussi di denaro sottratti all’economia reale e produttiva e la mancata Iva sui consumi.

5. L’azzardo legale grande affare per le mafie
A livello globale le mafie fatturano con l’azzardo 470 miliardi di euro. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha sottolineato di recente come anche in Italia, assieme al traffico di droga, sia diventato “l’affare più lucroso col quale rimpinguare le casse delle cosche”. Stando a uno studio del Cnca, sono circa 60 i clan che da Nord a Sud fanno affari con l’azzardo legale e illegale. Da tempo ormai, la Direzione nazionale antimafia ha evidenziato come la liberalizzazione selvaggia voluta dai governi precedenti non si sia rivelata uno strumento di emersione del “nero” ma piuttosto un’occasione per le mafie di espandere il loro giro d’affari e riciclare denaro. Inchieste giornalistiche e operazioni delle forze dell’ordine hanno dimostrato, negli anni, quanto il crimine organizzato punti sia sull’apertura di sale slot-vlt sia sul business dell’azzardo on line, spesso affidandosi a siti internet con sede in Paesi esteri e paradisi fiscali per eludere il fisco e rendere più complicato il lavoro degli inquirenti”.

 

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